ALLATTAMENTO,  MAMMA

Allattamento al seno – poco latte? Non disperate

Per me è stato piuttosto traumatica la mancanza di latte, peggio del cesareo, e ho detto tutto.

Per il primo cesareo, il bambino è stato portato in neonatologia, d’urgenza, per insufficienza respiratoria, li dentro all’incubatrice hanno attaccato dei sondini, e si alimentava da li.

A distanza di pochi giorni dal parto ho provato ad attaccarlo al seno, ovviamente, con scarsi risultati, perché il bambino non aveva forze e si addormentava continuamente.

Per il secondo cesareo, quando avevo latte, la bambina non aveva molte forze per succhiare.

Quando la bambina aveva le forze, io non avevo latte a sufficienza per far fronte alle sue richieste.

In entrambe le gravidanze, le ostetriche non mi hanno stressato per l’allattamento, perché i bambini erano prematuri e più di tanto non si poteva pretendere.

Li attaccavo sempre al seno per quel tempo che resistevano, un po’ li alimentavo con il mini biberon di latte artificiale, e poi mi tiravo il latte, lo congelavo per averne a disposizione anche a  lungo tempo.

Alimento perfetto per le prime ore e i primi giorni di vita del neonato, perché è molto digeribile ma ha un elevato potere nutrizionale, povero di grassi e ricco di zuccheri, proteine, vitamina A e anticorpi.

Potere lassativo, aiuta il neonato a espellere le prime feci (il meconio) e l’eccesso di bilirubina, riducendo il rischio di ittero, è il colostro, un liquido denso e vischioso, di colore variabile dal giallo all’arancio.

3-4 giorni dopo il parto. La montata lattea, dolore! I seni tendono a diventare caldi, tesi e turgidi.

Da parte della ghiandola mammaria, è l’inizio della produzione di latte materno, diminuiscono proteine e sali minerali, mentre aumentano i grassi.

Normalmente, il latte materno deve uscire tra le 30 e le 72 ore dopo il parto, che sia stato naturale, con un cesareo o indotto è indifferente.

Si tratta di un processo fisiologico che ha inizio con l’espulsione della placenta dal corpo.

Il progesterone si abbassa ed iniziano ad aumentare i livelli di prolattina, l’ormone che produce latte materno.

Non è comune che dopo il parto la donna non abbia latte. Di fatto, succede solo all’1% delle donne.

Questo disturbo è chiamato agalassia.

Per il terzo cesareo, la bambina è nata prima del termine ma non in modo cosi prematuro e quindi non è servita l’incubatrice e/o la culla termica.

Notare che le altre mamme camminavano beatamente nei corridoi, io solo per alzare la schiena a letto, dolore pazzesco alla ferita, nei movimenti ero molto limitata.

Nonostante questo, la bambina era con me in stanza, e dovevo allattare.

All’inizio non si attaccava al seno ed ecco le ostetriche pronte ad aiutarmi nel modificare la postura con cui la tenevo in braccio, privilegiando posizioni che prevedono un buon controllo della testa del piccolo.

Ho provato l’uso di cuscini per sostenere le mie braccia, l’uso di sgabelli per appoggiare, ho provato ad allattare da sdraiata, in piedi, camminando, da seduta.

Nella mia prima gravidanza, anno 2008, vedevo le mamme che allattavano fare la doppia pesata, cioè misuravano il peso del piccolo prima e dopo aver allattato.

Nella mia terza gravidanza, anno 2016, non esiste più la pesata, la mamma non deve preoccuparsi degli orari o della durata dei pasti, ma semplicemente assecondare le esigenze del bebè, praticamente hai sempre le labbra del neonato ben aperte e girate in fuori come una ventosa, che coprono l’areola, oltre che il capezzolo.

Ho avuto le ragadi, cioè tagli, anche profondi, che si formano sul capezzolo, ed abrasioni, come se fosse venuto via uno strato di pelle.

Soluzioni delle ostetriche:

Prima di attaccare il bambino, massaggiare il seno per qualche minuto, in modo da avviare il flusso di latte. Dopo la poppata, spremere qualche goccia di latte e lasciarla asciugare sul capezzolo: grazie alle sue proprietà cicatrizzanti e antibatteriche, aiuta a far guarire la ferita.

Lasciare il seno scoperto il più possibile, così da facilitare la guarigione della ragade.

Non utilizzare coppette assorbi latte perché formano un ambiente umido che ostacola la cicatrizzazione. Per assorbire eventuali residui di latte, meglio usare dei fazzoletti in tessuto, da sostituire ogni volta che si bagnano.

Attaccare il bambino prima dal seno in cui la ragade è meno dolorosa, proprio perché all’inizio della poppata il bambino succhia con maggior voracità.

Non limitare la frequenza delle poppate, si possano formare ingorghi mammari o mastiti.

In più, diradando le poppate, la produzione di latte via via potrebbe diminuire.

Ho provato anche paracapezzoli, ovviamente le ostetriche sono contrarie.

A me faceva troppo male, e la bambina aveva problemi di suzione, quindi anche in ospedale, come per le mie prime due gravidanze ho utilizzato il tiralatte elettrico, ma ero talmente piena di ragadi che più che latte, scendeva sangue. Ho provato con il tiralatte manuale, ma il risultato finale sempre catastrofico.

Ho lasciato le ostetriche tra loro e sono andata dal medico, che mi ha prescritto crema antibiotica e per allattamento al seno di aspettare…Ooh musica per le mie orecchie.

Dimissioni. Avendo esperienza delle prime due gravidanze, ho comprato il latte artificiale.

Ciò che non ti dicono in ospedale.

A casa, un pochino cercavo sempre di attaccare la bambina al seno ma senza sforzi sia per me che per lei.

Usavo il tiralatte elettrico e attraverso biberon poi davo il latte alla bambina, oppure, lo congelavo e per il resto utilizzavo tranquillamente il latte artificiale.

L’allattamento al seno è importante, ed è da privilegiare, perchè porta con sé un bonus di salute non solo nei riguardi delle malattie infettive (respiratorie e gastrointestinali), ma anche di condizioni come le allergie, l’obesità, l’armonico sviluppo neuro intellettivo e del sistema immunitario.

Anche per la mamma ci sono notevoli benefici, più a lungo allatta, tanto più si riduce il rischio di sviluppare sia il tumore alle ovaie, ma soprattutto quello al seno.

Alimentazione durante l’allattamento

Frutta e verdura, in particolare di quelle di colore giallo-arancio e verde scuro, per il contenuto di sali minerali e vitamine.

Pesce azzurro per l’apporto di acidi grassi omega 3

Carne,  uova

Olio di oliva (in quanto l’acido oleico è fondamentale per la maturazione del sistema nervoso del lattante)  Legumi.

Acqua in abbondanza: almeno 2,5 litri al giorno, aumentati a 3 litri nel periodo estivo.

Esclusione di preparazioni elaborate, ricche di grassi saturi, cavoli, aglio, cipolla, asparagi, peperoni, cetrioli, fragole, uva, ciliege, pesche, albicocche, formaggi fermentati (gorgonzola, brie), crostacei, molluschi, selvaggina, dolci alla crema o al liquore, cacao.

Alcuni di questi alimenti possono infatti alterare il sapore del latte, altri essere dannosi per il bambino, e altri ancora esporlo al rischio di allergie.

Consumo moderato di caffeina, contenuta in caffè, the e bevande a base di cola, perché passando nel latte, queste sostanze potrebbero causare nel neonato irritabilità e insonnia. Preferire nel caso, prodotti decaffeinati o deteinati.

Abolizione tassativa di superalcolici, vino, birra, potrebbero inibire la montata lattea e provocare nel lattante sedazione, ipoglicemia, vomito e diarrea.

Michela Turzi

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