disturbi dell'apprendimento
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DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA).

Secondo le ricerche attualmente più accreditate, i DSA sono di origine neurobiologica, in quanto alcune zone del cervello funzionano diversamente e questo accade soprattutto, per alcuni gruppi di cellule, deputate al riconoscimento delle lettere-parole e il loro significato.

I bambini dislessici e DSA, hanno un quoziente intellettivo nella norma, se non superiore.

Sintomi della dislessia:

  • Difficoltà a riconoscere le lettere, i segni dell’ortografia, le regole di conversione da grafemi a suono e nella costruzione di singoli suoni in parole, in maniera automatica, fatica ad acquisire una lettura fluente e accurata in termini di velocità e correttezza.
  • Effettuare una valutazione specialistica che permette di capire se effettivamente si tratti di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento.
  • Fare una diagnosi di dislessia significa circoscrivere il problema e dargli un nome, riconoscere che quel bambino non è pigro, non è svogliato, non è poco intelligente;
  • Segnare un confine chiaro tra ciò che dipende dall’impegno del bambino e ciò che non dipende da lui, sapere che la dislessia ha certe caratteristiche e che cosa si può fare, capire ciò che è modificabile e quello che serve per modificarlo, accettare che qualcosa non si modificherà.
  • I ragazzi sofferenti di disturbi specifici dell’apprendimento, senza il riconoscimento di questo stato, potrebbero facilmente registrare fallimenti scolastici con conseguente crollo della loro autostima e, secondo Andrea Novelli del consiglio direttivo dell’Associazione italiana dislessia, anche abbandono dell’anno scolastico.
Quando è possibile fare una diagnosi e perché è importante?
  • La diagnosi può essere fatta solo alla fine della seconda elementare per la letto-scrittura e alla fine della terza elementare per le abilità aritmetiche.
  • Se si hanno dei sospetti, non è da escludere la possibilità di effettuare una valutazione specialistica prima dei tempi indicati, soprattutto se vi è un pregresso ritardo/disturbo del linguaggio o se ci sono persone con DSA nel nucleo familiare.
A chi bisogna rivolgersi per una diagnosi?
  • È consigliato consultare una struttura sanitaria specializzata nei disturbi del neuro-sviluppo e richiedere una valutazione specialistica che verrà fatta mediante specifici test.
  • Ci si può rivolgere ai centri per l’età evolutiva dell’ASL o a centri privati accreditati dal Sistema Sanitario Nazionale per questo tipo di attività e abilitati alla diagnosi e alla sua eventuale certificazione

In sette anni, i casi di Disturbi Specifici di Apprendimento e il loro numero è salito del 450 per cento.

Nell’anno scolastico 2017/18 sono stati il 3,2% degli studenti.

Nel 2010/11 erano lo 0,7%.

Una crescita così alta sarebbe dovuta a una maggiore attenzione nel riconoscere la patologia.

Un altro motivo è il fatto di aver inserito con la legge 170 del 2010 il riconoscimento di altre tipologie specifiche di disturbi dell’apprendimento.

Oltre alla dislessia e disgrafia, i Dsa ne contemplano altri come le discalculie e disortografie.

Un ragazzo potrebbe anche presentare più disturbi insieme.

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca:

Disturbi Specifici di Apprendimento

La Legge 8 ottobre 2010, n. 170 riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, denominati DSA , assegnando al sistema nazionale di istruzione e agli atenei il compito di individuare le forme didattiche e le modalità di valutazione più adeguate affinché alunni e studenti con DSA possano raggiungere il successo formativo.

Cos’è il PDP – piano didattico personalizzato? Quando si attua?

È chiamato in questo modo il documento di programmazione con il quale la scuola definisce gli interventi che intende mettere in atto nei confronti degli alunni con esigenze didattiche particolari ma non riconducibili alla disabilità (in caso di disabilità, come è noto, il documento di programmazione si chiama PEI, Piano Didattico Individualizzato, ben diverso per contenuti e modalità di definizione).

Per gli alunni con DSA, Disturbi Specifici di Apprendimento, un documento di programmazione personalizzato (il PDP, appunto) è di fatto obbligatorio, i contenuti minimi sono indicati nelle Linee Guida del 2011, come pure i tempi massimi di definizione (entro il primo trimestre scolastico).

La scuola può elaborare un documento di programmazione di questo tipo per tutti gli alunni con Bisogni Educativi Speciali qualora lo ritenga necessario.

Per gli alunni con DSA, il consiglio di classe predispone il Piano Didattico Personalizzato, nelle forme ritenute più idonee e nei tempi che non superino il primo trimestre scolastico, articolato per le discipline coinvolte nel disturbo, che dovrà contenere:

  • Dati anagrafici
  • Tipologia del disturbo
  • Attività didattiche individualizzate
  • Attività didattiche personalizzate
  • Strumenti compensativi
  • Misure dispensative
  • Forme di verifica e valutazione personalizzata
Cosa sono gli strumenti compensativi per gli alunni con DSA?

Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria.

Fra i più noti indichiamo:

La sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto.

Il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione.

I programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori.

La calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo.

Tabelle, formulari, mappe concettuali, etc.

Tali strumenti sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo.

L’utilizzo di tali strumenti non è immediato e i docenti, anche sulla base delle indicazioni del referente di istituto, avranno cura di sostenerne l’uso da parte di alunni e studenti con DSA.

Quali sono le misure dispensative per gli alunni con DSA?

Le misure dispensative sono invece interventi che consentono all’alunno o allo studente di non svolgere alcune prestazioni che, a causa del disturbo, risultano particolarmente difficoltose e che non migliorano l’apprendimento.

Per esempio, non è utile far leggere a un alunno con dislessia un lungo brano, in quanto l’esercizio, per via del disturbo, non migliora la sua prestazione nella lettura.

Rientrano tra le misure dispensative altresì le interrogazioni programmate, l’uso del vocabolario, poter svolgere una prova su un contenuto comunque disciplinarmente significativo, ma ridotto o tempi più lunghi per le verifiche.

L’adozione delle misure dispensative, dovrà essere sempre valutata sulla base dell’effettiva incidenza del disturbo sulle prestazioni richieste, in modo tale da non differenziare, in ordine agli obiettivi, il percorso di apprendimento dell’alunno o dello studente in questione.

PEI, Piano educativo individualizzato, si tratta di un documento pensato appositamente per gli alunni con certificazione di handicap (sulla base dei dati raccolti durante la Diagnosi Funzionale e la stesura del Profilo Dinamico Funzionale), con lo scopo di programmare strategicamente il percorso formativo, stabilendo obiettivi educativi e didattici individuali, valutando l’applicazione e di metodologie particolari in funzione del caso specifico, e guidare la riabilitazione dell’alunno facendolo integrare sia nelle attività scolastiche che in quelle extracurricolari.

L’articolo 5 del D.P.R. 24/02/1994 il Piano Educativo Individualizzato deve essere redatto entro il 30 novembre di ogni anno dopo un periodo di osservazione sistematica dell’alunno.

A redigerlo devono essere i seguenti individui:

  • Operatori U.L.S.S.
  • Operatori addetti all’assistenza
  • Insegnanti curricolari e di sostegno
  • Eventuali Specialisti
  • Famiglia dell’alunno

PEI contiene:

  • i dati sulla patologia dell’alunno;
  • le potenzialità dell’alunno (grado di autonomia ecc..)
  • gli obiettivi educativi e riabilitativi da mettere in atto in uno o più anni;
  • le attività proposte per raggiungere tali obiettivi;
  • I metodi più idonei per svolgere queste attività;
  • le disposizioni sulle tempistiche e sui luoghi in cui effettuare tali interventi;
  • il materiale didattico, multimediale e non da utilizzare a tale scopo;
  • le risorse disponibili, intese come strutture, mezzi e persone per mettere in atto il PEI;
  • le forme e i metodi di verifica adottati.

“Se non imparo nel modo in cui tu insegni, insegnami nel modo in cui io imparo”.

Michela Turzi

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