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FEBBRE NEI BAMBINI – NON SPAVENTIAMOCI

LA FEBBRE IN REALTA’ FA PIU’ PAURA ALLA MAMMA!

La febbre è forse tra le più comuni manifestazioni cliniche che inducono i genitori a condurre il proprio figlio dal medico ed è anche spesso fonte di grande preoccupazione.

Si parla di una vera e propria “fobia” che se da una parte è comprensibile (la febbre può essere la spia di patologie anche gravi) dall’altro conduce i genitori ad avere un approccio scorretto e porta al cattivo uso/abuso di farmaci.


Ma cosa è effettivamente la febbre e qual è il suo significato?


La febbre è definita come un incremento della temperatura corporea al di sopra dei 38°C (T rettale) o 37.5 °C (T ascellare); è il risultato della variazione del set-point ipotalamico (una sorta di “termostato” del nostro organismo) che viene impostato a una temperatura più alta. Pertanto, la febbre è un SINTOMO non una malattia, ed è un importante sistema di difesa del nostro organismo: molti dei protagonisti della difesa immunitaria (globuli bianchi, citochine ecc..) lavorano meglio ad alte temperature e queste stesse inibiscono od ostacolano la proliferazione degli agenti microbici. Nel bambino vi sono fisiologiche oscillazioni della temperatura nell’arco della giornata e in relazione ad attività fisica, alimentazione ecc..

COME MISURARE LA TEMPERATURA


La misurazione a domicilio della temperatura viene raccomandata con termometro elettronico in sede ascellare. 
La via di misurazione rettale non dovrebbe essere impiegata di routine nei bambini con meno di 5 anni a causa della sua invasività e del disagio che comporta.
La misurazione orale, molto in uso in altri Paesi, può comportare il rischio di rottura del termometro.
L’uso dei termometri a mercurio è sconsigliato nei bambini per il rischio di rottura e di contatto col metallo che è tossico.
La misurazione in altre sedi (auricolare, frontale, inguinale) non presenta la stessa attendibilità.


Sebbene i genitori si preoccupino spesso di quanto alta sia la temperatura,

una febbre alta non necessariamente correla con la gravità della patologia.

Altri sintomi (difficoltà respiratoria, confusione e il non bere) indicano la gravità della patologia molto meglio della temperatura. 


Pertanto, sebbene la febbre generi malessere, non sempre richiede trattamento in bambini altrimenti sani.

Tuttavia, in bambini affetti da patologie polmonari, cardiache o neurologiche la febbre può causare problemi quindi in questi casi, l’abbassamento della temperatura è importante.

Se il bambino tollera bene lo stato febbrile non è necessario ottenere una defervescenza a ogni costo né arrivare a interrompere il sonno del piccolo solo per misurare la temperatura corporea!


LA FEBBRE DA SOLA NON E’ PERICOLOSA PER LA VITA NE’ PROVOCA CONVULSIONI


Le convulsioni febbrili sono crisi convulsive che interessano bambini al di sotto dei 5 anni di età, in concomitanza ad un evento febbrile.

Il rischio di crisi non correla con il valore assoluto della temperatura quanto piuttosto con la rapidità con cui si modifica la temperatura corporea stessa; pertanto le convulsioni possono comparire anche nella fase di defervescenza. Non esiste modo per prevenire le crisi e il paracetamolo in profilassi somministrato con TC < 38°C non ha alcun razionale scientifico.

COME GESTIRE AL MEGLIO LA FEBBRE A DOMICILIO

  • Garantire adeguato stato di idratazione facendolo bere a sufficienza;
  • Non forzarlo a mangiare se non ne ha voglia;
  • Non costringerlo a letto se si sente in forze;
  • Vestire il bambino con abiti leggeri (in questo modo lo si aiuterà disperdere il calore in eccesso e a diminuire il disagio);
  • Non è consigliabile effettuare spugnature sul corpo con acqua, per ridurre la temperatura, in quanto possono creare disagio e, talvolta, vasocostrizione (ostacolando la dispersione di calore) e brivido;
  • Il tradizionale utilizzo della borsa di ghiaccio sulla testa non comporta alcun beneficio;
  • Non è consigliabile eseguire spugnature con alcol perché porta a vasocostrizione piuttosto che a vasodilatazione, necessaria per la dissipazione del calore; l’alcol può essere inoltre assorbito attraverso la pelle con rischio di tossicità;


Gli antipiretici possono essere somministrati se TC>38°C, o se il bambino manifesta stato di malessere, e SEMPRE E SOLO dietro prescrizione specialistica del pediatra.

L’assunzione degli antipiretici non modifica il normale decorso della malattia sottostante né previene le convulsioni febbrili. 


Gli unici farmaci approvati in età pediatrica sono il PARACETAMOLO (tachipirina) e l’IBUPROFENE (nurofen/brufen). Prediligere sempre il paracetamolo in prima battuta perché spesso il bimbo febbrile è disidratato e l’ibuprofene ha effetti avversi sulla funzionalità renale e necessita pertanto di una buona idratazione.


Entrambi i farmaci possono dare, se usati in modo inappropriato, effetti tossici acuti da sovradosaggio. E’ sconsigliato l’uso alternato o combinato dei due farmaci per un maggior rischio di effetti collaterali a fronte di un’assenza di efficacia. La via di somministrazione preferibile è quella orale; la somministrazione per via rettale, da preferirsi solo in caso di vomito o qualunque condizione che impedisca l’assunzione orale, comporta un assorbimento irregolare (espulsione supposta, presenza di feci in ampolla rettale) inoltre la supposta non deve mai essere divisa perché il farmaco non è distribuito in modo omogeneo. 

QUANDO RECARSI DAL PEDIATRA O AL PONTRO SOCCORSO

  • Età inferiore ai 6 mesi;
  • Aspetto sofferente, sonnolenza, irritabilità, pianto flebile, disidratazione, difficoltà di alimentazione;
  • Cefalea intensa, rigidità nucale, posture anomale, segni neurologici;
  • Temperatura oltre i 40°C;
  • Difficoltà respiratoria;
  • Convulsioni;
  • Bambino affetto da malattia cronica (cardiopatie, diabete, deficit immunitari, etc.);
  • Associazione con altri sintomi (vomito, diarrea, eruzione cutanea, etc.)
  • Febbre che persiste oltre le 48 ore;

(v. figura riepilogativa)

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Dott.ssa Fabrizia Ferraro – Specialista in Pediatria e Neonatologia 

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