oltre la plastica
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GUARDIAMO OLTRE LA PLASTICA

un’analisi condotta dall’Università statale di New York a Fredonia ha evidenziato che più del 90% delle acque in bottiglie di plastica analizzate contengono microplastiche e in una quantità maggiore rispetto all’acqua del rubinetto.

Il Comune di Milano ha deciso di distribuire nelle scuole, borracce di alluminio agli studenti per combattere l’utilizzo della plastica usa e getta, per il primo giorno di scuola, il sindaco Giuseppe Sala, ha affermato:

Il ruolo educativo della scuola deve esserci anche per la coscienza civica dei bambini.

Beppe Sala

L’acqua in bottiglia di plastica riporta in etichetta i suoi valori nutrizionali e chimico-fisici

A prescindere dalle modalità di conservazione adottate, è significativo il fatto che i microfilamenti più presenti sono quelli di polipropilene, la plastica dei tappi, uno dei maggiori inquinanti dei nostri mari.

2) Le avvertenze  di conservazione accompagnate dalla data di scadenza.

Si legge “Conservare al riparo dalla luce, in luogo fresco, lontano da fonti di calore”.

Indicazioni per garantire la stabilità della plastica di cui è fatta la bottiglia, il PET o polietilene tereftalato.

Il PET però è sicuro solo se a contatto con prodotti freddi.

Il calore infatti ne altera la struttura favorendo la liberazione di composti nocivi come l’antimonio e l’acetaldeide.

Anche se noi seguiamo le indicazioni poste in etichetta, chi ci garantisce che sia stata manipolata in modo opportuno?

Pensiamo alle bottiglie trasportate da camion per lunghi tragitti, che poi rimangono per tanto tempo in magazzini.

Il consumatore non potrà mai conoscere la storia della bottiglia

Se è stata ad esempio esposta a fonti di calore o a temperature troppo basse che alterano alcune proprietà della plastica, come la resistenza meccanica o la capacità di permettere il passaggio dei gas.

Una recente sentenza della Cassazione ha sancito che “È reato esporre al sole l’acqua in bottiglia di plastica” in quanto non si seguono le dovute indicazioni di conservazione.

In particolare la Cassazione ha sottolineato che “l’acqua è un prodotto alimentare vivo e non va considerata in maniera troppo diversa dal vino e dall’olio”.

NON RIUTILIZZARE BOTTIGLIE DI PLASTICA

Il PET inoltre è considerato un prodotto monouso.

È provato che non viene più garantita la stabilità della plastica.

La sicurezza microbiologica delle bottiglie di acqua di plastica diminuisce all’apertura, tanto che andrebbe consumata entro le 24 ore. Figuriamoci riutilizzare la bottiglia di plastica più e più volte: oltre alla stabilità del PET ci sono evidenti problemi di contaminazione.

La maggior parte delle volte beviamo direttamente dalla bottiglia.

Una abitudine che non garantisce la sicurezza igienica per i liquidi che successivamente metteremo in quel contenitore.

Gli odori sgradevoli che a volte sentiamo sono dovuti proprio alla contaminazione microbiologica che abbiamo causato con il contatto con la nostra bocca.

Lavastoviglie o acqua calda, aumenta il rischio di deteriorare ulteriormente il PET.

BPA

(bisfenolo-A), una sostanza chimica usata insieme al policarbonato per produrre bottiglie per bibite, biberon e stoviglie di plastica.

Non si può escludere che il bpa possa finire nelle bevande e nei cibi che mangiamo.

L’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha deciso di istituire un gruppo di lavoro formato da esperti internazionali per valutare gli effetti del bisfenolo-A.

La decisione è stata presa in seguito a un rapporto dell’Istituto nazionale olandese per la sanità e l’ambiente, che solleva timori in merito agli effetti del bpa sul sistema immunitario di feti e bambini.

Già nel dicembre 2014 l’Efsa aveva ridotto la dose giornaliera tollerabile per il bpa da 50 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno a 4 µg/kg.

È una dose temporanea, in attesa che nuovi studi, come quello del National Toxicology Program statunitense, siano disponibili.

Per il momento, l’unica raccomandazione è quella di ridurre la propria esposizione al BPA da alimenti e altre fonti.

Il VETRO è sempre la migliore garanzia.

Bottiglie, biberon …

Solo nel 2011, l’Unione Europea ha vietato l’uso di BPA nei biberon, ma uno studio del 2012 ha identificato e rilevato la migrazione di numerosi composti che avrebbero sostituito il policarbonato, fra cui lo stesso Bisfenolo A.

Usate biberon e bicchieri IN VETRO, posate di acciaio, piatti di ceramica.

BASTA PLASTICA!

ACCIAIO INOSSIDABILE

È il materiale chimicamente ideale per realizzare una borraccia.

Si tratta di una lega ferrosa che, oltre a essere resistente, ha il vantaggio di essere inossidabile.

Bevande, anche particolarmente acide, non rischiano di corroderlo.

È relativamente inerte rispetto a tutto ciò con cui viene in contatto (acqua, bevande energetiche, succhi di frutta) e in caso di cadute accidentali della borraccia, l’unico rischio, seppur minimo, è che si ammacchi.

Grazie alla sua inossidabilità non necessita di alcun rivestimento interno o di vernici che si potrebbero scheggiare durante un urto o usurare nel corso del tempo.

Non conserva odori e sapori dei liquidi che hanno contenuto precedentemente, così come nell’essere meno soggette alla proliferazione di muffe e batteri (a patto che siano adeguatamente lavate).

Il Decreto Ministeriale italiano 21.3.1973 ne regola gli aspetti di migrazione (focalizzati sui metalli pesanti cromo, nichel e manganese) garantendo che in commercio vengano immessi solo oggetti sicuri per i consumatori.

BORRACCE IN ALLUMINIO

Il punto di forza di questo materiale è certamente la leggerezza ma il fatto che l’alluminio non sia inossidabile rende necessaria l’applicazione di un rivestimento all’interno del contenitore, per isolare il metallo dal contatto diretto con la bevanda.

In passato venivano utilizzati prevalentemente rivestimenti polimerici di natura epossidica, da monitorare costantemente: cadute accidentali o usura potevano portare al loro deterioramento, esponendo direttamente il metallo alla bevanda e accentuando potenziali fenomeni di migrazione (l’alluminio è un metallo tossico per il sistema nervoso, può danneggiare le ossa e compromettere la funzionalità renale).

Oggi invece il rivestimento più gettonato è di natura ceramica: si tratta di un materiale molto più resistente all’usura, ai danneggiamenti meccanici, e in grado di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche (odore, sapore) delle bevande.

È bene tuttavia verificare l’uniformità del rivestimento durante la fase di acquisto: recenti ricerche hanno evidenziato che se lo strato ceramico presenta irregolarità e increspature, è molto facile che si formino e prolifichino muffe e batteri

Attenzione le istruzioni indicano chiaramente che non è adatta per contenere liquidi grassi (latte, oli), bevande acide (succhi di frutta, bevande energetiche, limonata) o calde.

Le alternative esistono, utilizziamole.

Meno plastica e più salute

Michela Turzi

Leggete anche l’articolo ” BEVIAMO PLASTICA O MEGLIO MICROPLASTICHE

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