bambini in montagna
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Inverno, in montagna con i bambini

Montagna…arriviamo.

Vestite il bambino a strati, almeno 3:

  1. Per assorbire il sudore e l’umidità corporea.
  2. Per isolare.
  3. Fornire calore e protezione impermeabile.

Suggerimento dell’American Academy of Pediatrics:

  • Vestite i bambini con uno strato in più di quello che normalmente indosserebbe un adulto nelle stesse condizioni climatiche;
  • Gli abiti che formano lo strato di base devono essere abbastanza aderenti al corpo, essere traspiranti e asciugarsi in fretta;
  • Evitate capi di cotone, meglio di lana e lana Merino, in acrilico, poliestere, polipropilene;
    • Il cotone è una fibra idrofila, che assorbe e trattiene l’umidità, intrappolandola a contatto con il corpo, e aumentando così i rischi per la salute;
  • Un pantalone salopette è l’ideale per evitare che il freddo si possa insinuare all’altezza di reni e pancia;
  • Investite in un cappotto e in pantaloni waterproof, ma sappiate che c’è una differenza tra waterproof e water-resistant.
    • Un indumento water-resistant è meno efficace nel tenere fuori l’acqua.
  • Preferite abiti con colori vivaci;
  • Guanti e muffole sono fondamentali;
    • I primi sono più adatti per bambini più grandicelli, che sappiano muovere con destrezza le dita, i secondi, che trattengono maggiormente il calore, per i piccoli.
    • Entrambi, guanti o muffole, devono essere spessi, isolanti e waterproof.
    • Se fa molto freddo, potete anche optare per dei sottoguanti.
    • Solitamente sono in seta o materiale acrilico e molto sottili, e contribuiscono a tenere le mani al caldo.
  • Le orecchie sono un punto delicato: bisogna assicurarsi che siano ben protette.
    • Se vi accorgete che il capello non le protegge adeguatamente, aggiungete un paraorecchie, o una fascia.
    • Sopra al cappello tirate su, se c’è, anche il cappuccio del cappotto per assicurare una maggiore protezione da vento e umidità.
  • Evitate le sciarpe lunghe da avvolgere attorno al collo possono essere pericolose per lattanti e bambini piccoli;
    • Optate piuttosto per un collo o una sciarpa a tubo, che riducono notevolmente i rischi.
    • I bambini sono molto sensibili al freddo, disperdono più calore degli adulti, soprattutto dalla testa e dal collo.
    • Proteggere quindi sempre la testa e il collo dal freddo e sorvegliare l’abbigliamento.

Errori comuni:

  • Due paia di calze per scaldare di più, porterà solamente il bambino ad essere più impacciato, senza che ne derivi un significativo aumento di calore;
    • Anzi, i vasi sanguigni rischiano di essere costretti dal doppio calzino, e in questo caso il calore diminuirebbe persino.
  • I piccolissimi portati sulle spalle negli zainetti sono sensibilissimi al freddo, sia perché stanno fermi, sia perché la posizione nello zaino rallenta la circolazione negli arti inferiori;
  • Controllare che piedini e manine siano coperti adeguatamente e non siano freddi;

I raggi del sole non sono tutti uguali.

Le radiazioni solari si dividono, infatti, in ultravioletti (UV-A e UV-B) e infrarossi, gli UV-A stimolano la formazione di melanina consentendo alla pelle di abbronzarsi.

Gli UV-B, invece, fermandosi sugli strati più superficiali dell’epidermide possono essere responsabili della dilatazione dei capillari e, di conseguenza, di scottature ed eritemi.

Tra le 11.00 e le 15.00 sono emessi il 50% dei raggi UV-B.

Sono, quindi, queste le ore in cui è fondamentale mantenere alto il livello di guardia.

Neve e ghiaccio riflettono il 90% dei raggi solari.

In montagna, la percentuale di ultravioletti aumenta del 12% ogni 1000 metri.

Più si sale in quota e più l’atmosfera si restringe e l’irraggiamento Uvb si intensifica.

Si dice che la quantità dei raggi Uvb aumenti del 4 per cento ogni 300 metri di dislivello.

Quattro sono i fattori in grado di rendere i raggi Uv più aggressivi:

  • La quota, infatti la filtrazione atmosferica diminuisce mentre si sale;
  • La superficie di riflessione, infatti la neve può arrivare a riflettere fino a circa il 90 per cento delle radiazioni;
  • Il cielo, perché i raggi Uv non vengono assorbiti dalle nubi o dalla nebbia e, al di sotto dei 2000 metri, un cielo nuvoloso è in grado di emettere circa la metà dei raggi Uv;
  • Infine, c’è la durata dell’ esposizione: le lesioni causate dai raggi Uv compaiono dopo qualche ora e, in caso di esposizioni intermittenti, va ricordato che le lesioni si sommano qualora l’intervallo che le separa non superi le 24 ore;

Il fenomeno della riflessione delle radiazioni è pari all’80 per cento sulla neve, al 20 per cento sulla sabbia, al 5 per cento sull’acqua ed al 3 per cento sull’erba.

È quindi indispensabile proteggere la pelle del viso dei bambini con adeguate creme ad elevato fattore protettivo (minimo 30)

Perfetti sono gli stick solari che consentono una protezione estrema nelle zone più delicate e sensibili come le labbra, il naso e il contorno occhi.

Spalmare la crema solare, ogni due ore

Proteggere gli occhi

Sulla neve più che al mare è importantissimo proteggere gli occhi dalle radiazioni ultraviolette.

Queste ultime, infatti, potrebbero essere responsabili di lacrimazione, bruciore, arrossamento, congiuntiviti.

Gli occhiali (o maschere) devono essere scelti con cura. Le lenti, infatti, devono essere in grado di filtrare i raggi UV-A e UV-B (questa caratteristica deve essere certificata sull’etichetta), devono essere infrangibili e possibilmente scure (meglio se marroni, grigie o verdi).

Per quanto riguarda la montatura, dovrebbe essere morbida per evitare pericoli nel caso in cui il bambino cada e dovrebbe aderire bene al naso senza stringere sulle tempie.

Altezze

Il rischio, nelle alte quote, di edema polmonare e cerebrale acuti, è uguale a quello riscontrato negli adulti ed avviene nelle medesime modalità. Unico problema è che il bambino, specie se molto piccolo, non può riferirne la sintomatologia.

Nel neonato inoltre si deve tener conto dell’immaturità del meccanismo di controllo respiratorio e della diminuzione dello spessore della muscolatura dell’arteria polmonare.

L’ipossia, infatti, deprime la ventilazione polmonare nel neonato e questo influisce soprattutto sul sonno. Ma stiamo sempre parlando di alta quota.

Per quanto riguarda l’alta quota, secondo le indicazioni della commissione medica UIAA,

(Union Internationale des Associations d`Alpinisme – International Mountaineering and Climbing Federation) per brevi soggiorni non ci sono restrizioni specifiche, almeno fino a 3000 metri, sempre che il bambino sia in buona salute.

Al di sopra dei 3000 metri è bene porre particolare attenzione al “mal di montagna acuto”.

Come per gli adulti, anche per i bambini si raccomanda una salita lenta e graduale, non più di 300 metri al giorno al di sopra dei 3000 metri, cercando di limitare l’attività fisica all’arrivo in quota, anche se spesso è difficile farli star fermi, soprattutto i più piccoli.

E’ sconsigliabile portare lattanti, almeno fino all’anno di età, per lungi periodi a quote intorno o superiori ai 3000 metri.

Neonati e lattanti (da 0 a 2 anni):

  • non c’è nessun problema per quote al di sotto dei 2000 metri, magari salendo con gradualità, le salite ad altitudine maggiore sono invece da evitarsi.

Bambini da 2 a 5 anni:

  • possono salire anche ad altitudini fino a 2500 – 3000 metri.
  • Occorre comunque sempre essere cauti, in quanto a queste età i bambini non descrivono i sintomi.

Bambino da 5 a 10 anni:

  • Generalmente tollerano molto bene soggiorni ad altitudine media, anche fino a 3000 metri.

Bambino oltre 10 anni:

a queste età il bambino è fisicamente idoneo a sopportare l’altitudine ed è capace di descrivere i propri sintomi. Nessuna restrizione quindi per bambini con età superiore a 10 anni.

Il problema si pone soprattutto in termini di velocità di salita o di discesa dove le variazioni brusche di quota possono dare problemi di compensazione della pressione fra l`orecchio medio e l`esterno, con conseguente trauma sul timpano e dolore.

Gli adulti avvertono la sensazione di ovattamento, di orecchio tappato, e deglutiscono per compensare.

I piccolissimi non lo sanno e segnalano il disagio piangendo.

Per prevenire il disturbo è utile stimolare la deglutizione (tenendo il succhiotto durante il viaggio o fermandosi ogni tanto per una sorsata dal biberon), allattare in auto non è raccomandabile per ragioni di sicurezza.

I rapidi cambiamenti di quota e quindi di pressione barometrica, come con la funivia, possono aumentare il rischio di dolori alle orecchie soprattutto nei più piccoli: in funivia farli succhiare (caramelle, succhiotto) e deglutire. Se sono raffreddati è meglio rinunciare all’escursione ed ai mezzi di risalita.

Durante le escursioni, farli bere a volontà, abituandoli a portare la borraccia nello zainetto.

Il peso dello zaino deve essere limitato, in base alla taglia del bambino.

L’indicazione è non più di 1 Kg fino a 5 anni, meno di 3 Kg fino a 8 anni e meno di 5 Kg fino a 12 anni, per evitare danni alle articolazioni ed alla colonna vertebrale.

SCIARE

L’età più indicata per sciare non al di sotto dei quattro anni.

Però esistono variabili legate alle caratteristiche fisiche del bambino legate alla forza, equilibrio, destrezza, che possono anticipare questa età.

Da un punto di vista ortopedico il bambino dotato di eccezionale elasticità muscolo scheletrica, ben sopporta lo stress fisico, sportivo dello sci, adattandosi con naturalezza a posizioni forzate proprie di questo sport.

Il baby sciatore tollera bene le cadute, reagendo con naturalezza e nella gran parte dei casi senza conseguenze ai traumi.

L’osso del bambino è senza dubbio elastico, resiste alle forze impattanti, ma ha il proprio limite in quelle torsionali che possono nei casi estremi portare a conseguenze non tanto a carico della struttura capsulo legamentose, ma a quelle ossee (frattura femore e tibia).

Controindicazioni ortopediche assolute alla pratica dello sci sono quelle di molti altri sport come malattie metaboliche a carico dell’osso (rachitismo, fragilità congenita delle ossa), gravi difetti costituzionali (differenze di lunghezza a carico degli arti inferiori superiori ai 2,5 cm., displasia dell’anca o del ginocchio). Patologie come il piede piatto, il piede torto, la scoliosi, il ginocchio varo e valgo non limitano l’attività sportiva, ma è bene consultare preventivamente un ortopedico pediatra.

Fondamentale è la scelta dell’attrezzo tecnicamente idoneo.

Gli sci della misura corretta corti e leggeri, attacchi di sicurezza idonei al peso del piccolo sciatore, regolati correttamente.

Scarponi, tecnici al punto giusto, ben contenitivi, ma soprattutto leggeri, morbidi, facilmente deformabili dal bambino e soprattutto caldi e facili da calzare.

L’abbigliamento deve essere caldo e traspirante, il freddo spaventa il bambino che deve riuscire ad ambientarsi senza soffrire alle nuove condizioni ambientali, mantenendo la capacità di coordinare i movimenti e a eseguire correttamente gli esercizi.

L’uso del casco è fondamentale sempre, anche quando si scia nel campo scuola.

Temibili in assoluto i traumi cranici, che possono avere conseguenze importanti.

Le località sciistiche si sono attrezzate nell’ultimo decennio ad approntare campi scuola dedicati al bambino, con innevamento adeguato, protetti dai pericoli esterni (sciatori, slitte), con percorsi ludici stimolanti l’approccio allo sci.

La figura determinante per il bambino rimane comunque il maestro di sci.

Deve essere il suo riferimento non solo tecnico ma anche psicologico, deve essere capace di infondere sicurezza e di stimolare in maniera progressivamente gratificante l’allievo portandolo ad acquisire con naturalezza i gesti sportivi di base.

Top 10 località per avvicinare i bambini alla neve

  1. Andalo – Fai della Paganella, Trentino. …
  2. San Martino di Castrozza, Trentino. …
  3. Val di Fiemme, Trentino. …
  4. Cimone, Emilia Romagna. …
  5. Alpe di Siusi, Alto Adige – Dolomiti Superski. …
  6. Val Gardena, Alto Adige – Dolomiti Superski. …
  7. Val di Fassa, Trentino. …
  8. Passo del Tonale, Lombardia – Adamello Ski.
  9. Torgnon, Valle d’Aosta
  10. Antagnod, Valle d’Aosta

Buona montagna, tra natura, relax, sport, giochi …

Michela Turzi

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