illusioni e disillusioni
PSICOLOGIA

MADAME BOVARY, G. FLAUBERT – Parte 1

Illusioni e disillusioni

Leggendo il romanzo di Flaubert, si nota sin dai primi capitoli quanto Emma, la protagonista, appaia sin dall’inizio come proiettata in un mondo parallelo. Un mondo di finzione.

Affascinata dai romanzi, Emma ne legge una grande quantità subendone irrimediabilmente l’influenza.

Quando è ancora a casa con il padre, Emma conosce Charles Bovary e finisce per investirlo di quelle qualità idealizzate nei libri, ammantandolo di un’aura simbolica che in niente corrisponde alle reali qualità della persona. Così lo sposa, ben presto, viene da lui tradita.

Emma perde la madre in giovane età: lei stessa ci informa di

Avere pianto molto

in tale occasione. Ma anche questa manifestazione d’infelicità sembra essere amplificata, come tutte le passioni lette nei romanzi che Emma si ostina ad adattare alla propria vita.

Vivendo in una dimensione parallela che alimenta il desiderio di passioni estreme, la nostra protagonista già appena sposata non riconosce nel marito i sentimenti profusi nei suoi romanzi di formazione.

Scrive Flaubert:

 Prima di sposarsi Emma aveva creduto di essere felice; ma la felicità che avrebbe dovuto scaturire da quell’amore non era venuta, certo doveva essersi sbagliata, pensava. E cercava di scoprire che cosa in realtà s’intendesse nella vita con le parole felicità, passione ed ebbrezza che nei libri le erano parse cosi belle.

In quelle pagine, Emma è anche una madre. Ma tale status viene vissuto da lei in modo estremamente superficiale. Lo stesso romanzo riserva poche righe alla descrizione della figlia di Emma, il rapporto materno è appena accennato, sottolineando così la sua inconsistenza.

Emma pensa di essere stata tradita dal marito poiché sognava una vita diversa, piena di passioni, di ricchezze, di mondanità appassionata. Scrive Flaubert recuperando un pensiero di Emma:

Lei pretese di essere innamorata.

A sua volta, Emma tradisce il marito con i due amanti Lèon e Rodolphe, cercando di recuperare quella dimensione esistenziale che il marito le ha sottratta. Ma anche questi due uomini la tradiscono facendola sprofondare in una disillusione quasi annichilente.

Da sottolineare è anche l’elemento del tradimento che entrambi i genitori infliggono alla piccola Berthe Bovary.

Essi appaiono letteralmente incapaci di offrirle amore, attenzioni, sicurezza, e questo perché assorbiti dal vortice delle loro esistenze. Così, a Berthe tocca la sorte di espiare le colpe dei propri genitori.

Il personaggio di Emma appare in tutto e per tutto preda di una frustrazione che la rende incapace di concedersi una sia pur minima soddisfazione. Flaubert ce la descrive come una donna profondamente infelice, ossessionata dai propri desideri. Ella pensa:

Un uomo, almeno, è libero; può passare attraverso le passioni e i paesi, superare gli ostacoli, gustare le più remote felicità. Ma una donna è continuamente frustrata.

Emma ci appare infelice anche come madre. Così Flaubert descrive la sua inquietudine di puerpera:

Sulle prime Emma provò un grande stupore, poi fu impaziente di sgravarsi per sapere cosa significasse essere madre. Non potendo però fare le spese che voleva, e avere una culla a barchetta, con tendine di seta rosa e cuffiette ricamate, rinunziò a occuparsi del corredino, in una crisi d’amarezza, e lo ordinò in blocco a una lavorante del paese senza scegliere né discutere alcunché. Non si trastullò con quei preparativi che destano la tenerezza materna, e il suo affetto ne fu forse sminuito fin dall’inizio.

Quando partorisce Charles le dice:

E’ una bambina. Lei girò la testa e svenne.

Si evince così che un figlio maschio avrebbe permesso ad Emma quella rivincita che le era stata negata in precedenza.

Rianimatasi dall’iniziale (e iniziatico) svenimento, ella decide in fretta il nome da dare alla figlia e, avendo appreso che non è un maschio, decide 

che almeno abbia un nome che possa innalzarla ad un ceto superiore.

Così, Emma opta per il nome Berthe: un nome sentito nel corso di un ricevimento danzante.

Fin da subito la bambina viene affidata ad una balia, crescendo così privata delle cure materne. Raramente la madre si dedica alla figlia, riservando alle manifestazioni del proprio affetto solamente quei momenti che presiedono alle visite degli ospiti, per mostrarla come in un rito:

per far vedere quanto era bellina.

sottolinea con implicita ironia Flaubert.

Saltuariamente Emma avverte il bisogno di vedere la figlia, nonostante ella sappia che la bambina è costretta a vivere in pessime condizioni. Scrive Flaubert:

La bambina dormiva sul pavimento, in una culla di vimini

Ma la madre si mostra indifferente.

La nostra protagonista appare unicamente attratta dalla tempesta emotiva che la travolge attraverso una serie di momentanee passioni amorose. Non c’è altro spazio nei suoi pensieri.

Ma anche il padre dimentica di prendersi cura della figlia.

Attraverso il proprio comportamento, Emma dichiara apertamente il proprio disinteresse, mescolato ad un muto disappunto. Quando è da sola con Berthe, privata delle proprie ansie amorose (Lèon, l’amore inizialmente platonico, decide di partire), ella respinge la bambina, sia con parole che con i gesti:

Ma tra la finestra e il tavolino da lavoro c’era la piccola Berthe che traballava sulle scarpine di maglia e tentava di avvicinarsi alla madre per afferrare a un capo i nastri del suo grembiule.

‘Lasciami stare!’ disse Emma respingendola con la mano. La piccola ritornò subito alla carica e appoggiata alle sue ginocchia alzava verso di lei quei suoi grandi occhi celesti mentre un argenteo filo di bava dalle labbra le scendeva sulla seta del grembiulino. ‘Lasciami stare!’ ripeté la giovane donna con i nervi a fior di pelle. La sua espressione spaventò la bambina, che si diede a strillare. ’Ma lasciami stare, insomma!’ fece lei spingendola con il gomito. Berthe andò a cadere ai piedi del canterano contro il bacile di rame, si fece un taglio sulla guancia, ne usci sangue.

Al ritorno del marito Emma si affretta a dare la colpa alla bambina, dicendo

Guarda, caro ecco qui la piccola che si è ferita cadendo mentre giocava.

La presenza stessa della figlia costringe Emma, giorno dopo giorno, a prendere coscienza del dissolversi delle proprie illusioni rispetto ad un futuro per lei migliore. La costringe a prendere atto del proprio fallimento esistenziale, della sua fatiscente vita coniugale, da lei stessa definita mediocre:

La mediocrità domestica la spingeva a fantasie lussuose, la tenerezza coniugale a desideri d’adulterio. Avrebbe voluto che Charles la picchiasse per poterlo detestare a ragione, per potersi vendicare. Talvolta si stupiva di certe atroci congetture che le passavano per la mente; e doveva continuare a sorridere, a sentire la sua stessa voce ripetere che era felice, a far finta di esserlo, a renderlo credibile!

Continua………………..

Dott.ssa Marisol Falcone – Psicologa

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