CRESCITA,  FAMIGLIA,  GENITORI,  MAMMA,  METODI EDUCATIVI,  PAPA',  PSICOLOGIA

RIFLESSIONE SUI LEGAMI DI ATTACCAMENTO, ATTRAVERSO TRE STORIE D’AUTORE

Il seguente lavoro nasce dal desiderio di indagare i testi di alcuni intellettuali nel tentativo di riflettere sulle storie che hanno proposto, analizzando i legami di attaccamento che s’instaurano tra genitori e figli.

Le storie d’autore sono:

Sinfonia d’Autunno (1978) di I. Bergman, un testo cinematografico;

locandina RIFLESSIONE SUI LEGAMI DI ATTACCAMENTO, ATTRAVERSO TRE STORIE D’AUTORE

Casa di Bambola (1963) di H. Ibsen, una piéce teatrale;

casa-di-bambola RIFLESSIONE SUI LEGAMI DI ATTACCAMENTO, ATTRAVERSO TRE STORIE D’AUTORE

Madame Bovary (1997) di G. Flaubert, un romanzo.

Madame-Bovary-book-libro RIFLESSIONE SUI LEGAMI DI ATTACCAMENTO, ATTRAVERSO TRE STORIE D’AUTORE

Ho deciso di scegliere queste opere perché sono rappresentative di una determinata tipologia di rapporto disfunzionale (qualcosa non ha funzionato nel legame di attaccamento con i propri genitori), che si manifesta nell’abbandono.

Queste tre madri fuggono dalle proprie responsabilità, ognuna di loro cerca qualcosa di diverso: Charlotte si dedica unicamente alla musica, Nora cerca la propria dignità di donna, Emma nelle sue relazioni adulterine insegue una vana felicità.

Vorrei proporvi quest’analisi in più riprese partendo da una breve ed esemplificata (per quanto sia possibile, si tratta sempre di temi molto complessi) introduzione al tema.

Quando si parla di attaccamento è opportuno distinguere tra accezioni “comportamento di attaccamento” e “legame di attaccamento”.

La prima definizione si riferisce ad un comportamento che promuove la vicinanza alla figura di riferimento/ad una persona ritenuta importante, mentre la seconda indica un legame affettivo sempre con questa figura.

Nei suoi lavori Mary Ainsworth, psicologa canadese (1913-1999) descrive quest’ultima categoria non come un semplice rapporto tra due persone ma come il legame che un individuo ha con un altro individuo percepito come più forte e più saggio (Cassidy, 2002).

Durante il corso della vita, non capita di instaurare legami di attaccamento con tutte le persone con le quali si entra in contatto. La Ainsworth prova a descrivere, enumerandole, le dinamiche che un legame di attaccamento manifesta assieme alle sue qualità specifiche:

  1. la persistenza, ovvero il legame deve resistere nel tempo;
  2. il coinvolgimento di una persona specifica, una figura non sostituibile, come ad esempio la madre o il padre;
  3. la componente emotiva;
  4. la manifestazione del desiderio di mantenere il contatto, la vicinanza;
  5. la percezione dell’angoscia a seguito di una separazione involontaria dalla persona;
  6. la sicurezza e il conforto nella relazione con la persona specifica. Per ciò che riguarda quest’ultima dinamica, essa è propria dei legami parentali e degli attaccamenti manifestati dal bambino.

L’autrice propone il concetto di base sicura, riferendosi alla capacità espressa dal bambino di esplorare il mondo e di ritornare, in modo sicuro, alla propria base, rappresentata dalla figura di attaccamento. In tal senso ella scrive:

È il bambino insicuro che si aggrappa alla madre e rifiuta di separarsene. Il bambino sicuro, pur essendo saldamento attaccato, si allontana e dimostra il suo attaccamento tenendo traccia di dove si trova la madre, tornando da lei di volta in volta, e controllandola occasionalmente con lo sguardo; nel portarle oggetti da mostrarle, rivela inoltre il desiderio di condividere con lei l’entusiasmo che prova nell’esplorare le meraviglie del mondo”.

Ainsworth 1967, cit. in M. Main 2008

Ella identifica tre pattern di attaccamento, ai quali in un secondo momento un’altra studiosa M. Main, psicologa statunitense (1943), ne aggiunge un quarto.

  • Attaccamento sicuro (B), bambini in genere angosciati dalla separazione che, al momento della riunione, salutano il loro genitore, ricevono conforto e poi tornano a giocare soddisfatti;
  • attaccamento insicuro – evitante (A), bambini che mostrano pochi segni aperti di angoscia per la separazione e ignorano la madre al momento della riunione, rimanendo guardinghi e inibiti nel gioco;
  • attaccamento insicuro-ambivalente (C), bambini fortemente angosciati dalla separazione che non possono essere facilmente pacificati al momento della riunione, dato che pur cercando il contatto, resistono scappando, strapazzando e buttando via i giocattoli che vengono loro offerti, alternando stati di rabbia a momenti in cui cercano con violenza un rapporto fisico con la madre, mentre il loro gioco esplorativo risulta inibito.

Durante gli esperimenti si osservò che vi erano dei bambini, sottoposti a maltrattamenti che presentavano un rapporto non classificabile con i pattern sopra citati. Si arrivò a definire cosi un tipo di attaccamento disorganizzato/disorientato (D), i bambini spaventati, cercano il genitore ed al contempo ne hanno paura. Il bambino tende ad avvicinarsi a lui come rifugio sicuro e ad allontanarsi perché fonte di allarme.

Lo sviluppo di un attaccamento patologico può caratterizzarsi anche per l’inversione di tale ruolo, ossia quando è il genitore a cercare conforto e sicurezza nel figlio.

La sicurezza che il bambino ha bisogno di ricevere dal genitore, deriva dalla valutazione che lui stesso fa delle capacità di accudimento di queste figure: egli ha bisogno di avvertire che un genitore è accessibile e responsabile. Anche M. Ainsworth ritiene che sia la qualità giornaliera dell’attaccamento ad influenzarne le aspettative da parte del bambino.

Per J. Bowlby, psicologo e medico britannico (1907 – 1990), il legame di attaccamento del figlio alla figura di riferimento trova la sua principale motivazione attraverso il contatto fisico.

Egli definisce comportamenti come il piangere, l’aggrapparsi, il sorridere, Schemi Pre-programmati, che compaiono e si sviluppano favorendo prossimità e contatto con il genitore e di conseguenza aumentando le probabilità del piccolo di sopravvivere e di lasciare, a sua volta, una discendenza.

Ugualmente egli sostiene come la sensibilità che la madre mostra relativamente ai segnali del figlio, la sua capacità di decodificarne il tipo di pianto e la manifestazione della sua protezione, derivino da schemi anch’essi pre-programmati ed innati.

Attraverso i continui scambi affettivi e sociali con la propria figura di attaccamento, il bambino costruisce una rappresentazione interna della relazione: il genitore e il tipo di relazione che il bambino ha con lui, viene immagazzinata diventando uno schema che userà per relazionarsi con lui e con gli altri.

Questi schemi sono I Modelli Operativi Interni che funzionano come un insieme di norme consce e inconsce che organizzano le informazioni riguardanti l’attaccamento.

Il lavoro fin qui sviluppato ha cercato di focalizzare l’attenzione sull’importanza della figura genitoriale o in inglese caregiver (si usa questo termine per non identificare nello specifico una madre o un padre, ma chiunque si prenda cura in modo complessivo del bambino) nello sviluppo dell’attaccamento.

È altresì importante, poter riflettere sulla trasmissione intergenerazionale dei legami. Cosa spinge una donna all’indifferenza verso il proprio figlio? Di che modelli di attaccamento hanno, a loro volta, fatto esperienza? Tali passaggi appaiono necessari, dal punto di vista dell’analisi, poiché un occhio esterno potrebbe giudicare solamente in modo negativo questi fenomeni. Spesse volte si da per scontato che l’amore basti per se stesso. Non è cosi. O almeno, per le madri in queste tre opere è evidente che l’amore non sia bastato.

Secondo J. Bowlby, l’ambivalenza non è che il risultato della privazione materna, la conseguenza patita da una madre che non viene adeguatamente sostenuta dal proprio coniuge, dalla propria famiglia, dalla propria società.

Il risultato è lo sviluppo di un legame ambivalente, un bambino che si aggrappa ad una madre la cui attenzione potrebbe essere distolta da qualcun altro: il proprio partner o i suoi problemi interiori. È compito del genitore offrire una base sicura ai propri figli e non viceversa.

Nello sviluppo di legami disfunzionali l’attaccamento ansioso costituisce una difesa, un compromesso tra bisogno di sicurezza e l’incapacità dei genitori di fornire una base sicura.

Il bambino evitante mantiene le distanze guardando in modo diffidente il genitore, di cui ha contemporaneamente bisogno e paura.

Il bambino ambivalente si attacca alla madre imprevedibile.

Il bambino disorganizzato è privo di difese. Le madri in queste tre storie d’autore, abbandonano la prole rischiando di innescare ripetutamente il medesimo meccanismo di cui loro stesse, in passato, sono state vittime. Sembra che solo un contributo esterno alla relazione diadica disfunzionale possa aiutare il mutamento del legame: nuove relazioni affettive o aiuti psicoterapeutici.

Dott.ssa Marisol Falcone – Psicologa

Bibliografia:

– Ainsworth M. (2006). Modelli di attaccamento e sviluppo della personalità. Milano: Raffaello Cortina
– Bowlby J. (1972). Attachment an loss vol. 1. London. (trad. it. Attaccamento perdita, vol.1, l’attaccamento alla madre. Torino: Boringhieri, 1972).
– Bowlby J. (1975). Attachment an loss vol. 2. Separation, anxiety, and anger. London. (Trad. it. Attaccamento e perdita, vol. 2, La separazione dalla madre. Torino: Boringhieri, 1975).
– Bowlby J. (1982). The making and breaking of affectional bonds. London. (Trad. it. Costruzione e rottura dei legami affettivi. Milano: Raffaello Cortina, 1982).
-Cassady J. (2002). Handbook of attachment: teory, research and clinica application. London. (Trad. it. Manuale dell’attaccamento: teoria, ricerca e applicazioni cliniche. Roma: Giovanni Fioriti, 2002).
– Holmes J. (1993). John Bowlby and Attachment Theory. London. (Trad. it. La teoria dell’attaccamento. John Bowlby e la sua scuola. Milano: Raffaello Cortina, 1994).
– Main M. (2008). L’attaccamento. Dal comportamento alla rappresentazione. Milano: Raffaello Cortina.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *