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SCUOLA O NON SCUOLA?

Scuola Coronavirus

Rientro a scuola per il nuovo anno scolastico fissato ufficialmente per il 14 settembre 2020.

A garantirlo è l’ordinanza del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina del 24 luglio nella quale si precisa che la data vale per gli istituti di ogni ordine e grado, mentre saranno poi le Regioni a fissare un vero e proprio calendario, tenendo però presente la necessità di garantire almeno 200 giorni di lezione.

Peraltro, a partire dal 1° settembre inizieranno anche le attività di integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico precedente.

Si riparte, FORSE, sempre che i contagi non continueranno ad aumentare.

Una partenza in salita e problematica.

Troppe domande, senza risposte. Informazioni contradditorie.

Perché abbiamo chiuso le scuole, se a Settembre, ci ritroviamo impreparati, esattamente come a Febbraio?

Era proprio necessario istituire una gara Europea d’appalto per produrre e consegnare, circa due milioni e mezzo di banchi e sedute innovative, che garantiscono la necessità di mantenere la distanza statica di un metro dalle rime buccali? (Distanziamento che, ricordiamolo, è già inferiore rispetto a quello previsto in molti paesi).

I banchi esistono da tempo, in ogni classe.

Anche se non dotati di ruote, non è mai stato un grande sforzo, per nessuno, spostare i banchi,

lo si è sempre fatto.

Tanto chiasso e poi si legge, la postilla del Comitato tecnico scientifico, che nel caso in cui dovesse risultare impossibile garantire la distanza, lo strumento di prevenzione cardine rimane la mascherina.

Piuttosto ciò che non esiste e non è mai esistito è l’istallazione di impianti di climatizzazione/ventilazione forzata auto-sanificante, utili non solo in tempo di emergenza da pandemia, ma anche dopo.

Avrebbero permesso una qualità ambientale costante dei luoghi e avrebbero finalmente reso possibile l’utilizzo di quegli edifici anche in estate per attività estive.

Sarebbe stato utile installare all’ingresso degli edifici scolastici, rilevatori di temperatura.

Ci si può fidare della rilevazione della temperatura casalinga? Io non mi fiderei.

Nel più recente protocollo di sicurezza del 6 Agosto, leggo anche note positive:

1) Un servizio dedicato di help desk per le istituzioni scolastiche, per richiedere assistenza sull’applicazione delle misure di sicurezza e fornire assistenza e supporto operativo anche di carattere amministrativo.

2) Rafforzamento di collegamento istituzionale, tra le istituzioni scolastiche e le strutture sanitarie pubbliche di riferimento con la creazione di una rete di referenti COVID-19 presso i Dipartimenti di

Prevenzione per gruppi d’Istituti nella gestione dei casi sospetti all’interno delle scuole.

3) Per quanto riguarda le assenze per malattia degli insegnanti, il decreto Agosto ha previsto che vengano per sostituiti dal primo giorno di malattia. Normalmente provvede a trovare un sostituto da terzo giorno, mentre nei primi due giorni gli alunni vengono smistati nelle altre classi. Una modalità che non può più andar bene, nell’ottica dell’eliminazione delle aule troppo affollate.

Cosa succede se un alunno ha i sintomi.

Stando alle indicazioni contenute nella bozza, se durante una lezione un alunno presenta i sintomi del Covid, tra cui febbre a 37,5° o più, tosse, cefalea, problemi di olfatto, gusto, respiratori), deve essere avvisato il referente scolastico, che a sua volta contatterà i genitori dello studente.

Nel frattempo, il caso sospetto sarà trasferito in una stanza di isolamento appositamente allestita in ogni istituto scolastico; se ha più di 6 anni dovrà indossare la mascherina, e dovrà esserci un adulto a monitorarlo a debita distanza.

Una volta sopraggiunti i genitori, sarà loro premura contattare il medico di famiglia o il pediatra, tramite il quale informare l’Asl del caso sospetto per richiedere il tampone.

Cosa succede se l’alunno è positivo.

Se l’alunno risulta effettivamente positivo, nel documento si legge che “si notifica il caso e si avvia la ricerca dei contatti e le azioni per la sanificazione straordinaria della struttura scolastica”.

Tutti i contatti stretti dell’alunno, compresi compagni di classe e insegnanti con cui ha interagito nelle 48 ore precedenti, saranno posti in quarantena per 14 giorni.

In tal caso sarà avviata la didattica a distanza per la classe in isolamento domiciliare, come riporta La Repubblica.

Cosa succede se un docente è positivo o se ci sono assenze sospette.

Se un docente manifesta i sintomi, invece, dovrà indossare la mascherina e lasciare la scuola per poi avvisare il medico.

Qualora risultasse positivo, scatterebbe la procedura di indagine epidemiologica: la quarantena per alunni e contatti sarebbe a discrezione della Asl.

Nel caso si verifichino assenze sospette, il documento riporta un numero di assenze pari al 35.40% del totale, il referente scolastico è tenuto a comunicarlo alla Asl di riferimento.

Quanto all’eventualità che un’intera scuola chiuda i battenti, nel documento si legge che “dovrà essere valutata dal dipartimento in base al numero di casi confermati e di eventuali cluster e del livello di circolazione del virus nella comunità”.

Un caso singolo non dovrebbe dunque comportare la chiusura.

Per il resto staremo a vedere, ogni scuola dovrà essere ben organizzata per disciplinare ingressi ed uscite scaglionati. Così come il momento del pasto e dell’intervallo.

Assicurare pulizia approfondita e aerazione frequente e adeguata degli spazi.

Dubbi.

Nelle nuove regole da rispettare per una riapertura in sicurezza delle scuole, nel dettaglio, si legge:

“La precondizione per la presenza a scuola di studenti e di tutto il personale è: l’assenza di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37.5°C anche nei tre giorni precedenti; non essere stati in quarantena negli ultimi 14 giorni; non essere stati a contatto con persone positive negli ultimi 14 giorni”.

Nel documento si legge anche di “sintomatologia respiratoria”.

Questo significa che un semplice raffreddore, o una tosse frequente, impediscono la frequenza a scuola per almeno tre giorni.

Purtroppo, ci sono altissime possibilità che i propri figli possano raffreddarsi con l’arrivo dei primi freddi invernali.

Da genitore, penso sia utile integrare la didattica a distanza, per alunni impossibilitati ad andare a scuola,

in modo da non rimanere indietro con il programma scolastico e non perdere giorni di scuola.

Comunque ci aggiorniamo, al prossimo Protocollo D’Intesa

A fine agosto riunione decisiva del Cts per valutare gli indici epidemiologici, che ultimamente stanno risalendo proprio tra i più giovani.

Chiudere le discoteche e diventare più severi per assembramenti, solo dopo Ferragosto, ad Estate quasi conclusa, è un po’ come chiudere il recinto quando i buoi sono già scappati.

0-6 ANNI

Il 6 agosto il Presidente di Regione Lombardia ha firmato la nuova Ordinanza n. 594, stabilendo la ripartenza dal 1° settembre dei servizi educativi dedicati alla prima infanzia per l’anno scolastico 2020/2021, nidi e micronidi dovranno garantire un’apertura di almeno 205 giornate.

Chiusi in casa per lunghi mesi, passato l’inverno, ci ritroviamo in estate inoltrata, finalmente approvate in Unificata le Linee Guida per la fascia 0-6 anni, con un piano di ripartenza talmente semplice, che lo si poteva anche approvare ad inizio pandemia:

“Ci saranno gruppi/sezioni stabili organizzati in modo da essere identificabili, con l’individuazione per ciascun gruppo del personale educatore, docente e collaboratore.

Organizzazione degli spazi, nel rispetto del principio di non intersezione tra gruppi diversi, utilizzando materiale ludico-didattico, oggetti e giocattoli assegnati in maniera esclusiva a specifici gruppi/sezioni.

Accoglienza, è preferibile organizzare all’esterno, prevedendo possibilmente punti di ingresso e uscita differenziati.

Ad accompagnare i bambini potrà essere un solo genitore, con mascherina.

Confermato che per i bambini di età inferiore a 6 anni non è previsto l’obbligo di indossare la mascherina. Tutto il personale è tenuto all’utilizzo corretto di dispositivi di protezione individuali.

Si potrà tenere un registro delle presenze delle eventuali persone che accedono alla struttura.

Per quanto riguarda l’accesso dei più piccoli alle strutture educative, non sarà necessaria la rilevazione della temperatura corporea all’ingresso, ma bambini e personale non dovranno avere sintomatologia respiratoria o temperatura corporea oltre i 37.5°C

Andrà tutto bene?

Michela Turzi

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