sinfonia d'autunno
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Sinfonia d’Autunno – parte 1

Le dinamiche di un incontro 

Le protagoniste di Sinfonia d’Autunno di I. Bergman sono Eva e sua madre Charlotte. Quest’ultima rappresenta una particolare tipologia materna, quella che al proprio egocentrismo e narcisismo ha sacrificato il rapporto con la figlia. 

È assolutamente necessario imparare a vivere, io ci provo, ogni giorno, e non è una cosa facile quando ancora non sai bene chi sei. Mi darei senza paura, se qualcuno mi amasse veramente, perché troverei il coraggio di guardare dentro me stessa. Non credo però, che tutto questo mi possa accadere. È soltanto una possibilità lontana.

L’esperienza di Eva, letta attraverso le sue parole, può essere accostata alle teorizzazioni di Bowlby circa l’attaccamento: il bambino che ha fatto esperienza di una figura allevante imprevedibile alle sue richieste e che ha sviluppato un attaccamento insicuro, immagazzinerà un modello operativo interno di una persona destinata a non poter contare sull’aiuto degli altri, poiché inaffidabili. 

Le parole pronunciate da Eva sono usate da Viktor (marito di Eva) per presentarci la protagonista. Queste appartengono ad Eva che le ha scritte in un suo libro pubblicato qualche anno prima. Esse denotano la sua drammatica difficoltà ad interiorizzare l’amore degli altri, la sua incapacità manifesta di relazionarsi, di immaginare l’affetto altrui.

È questo il peso che Viktor ostenta, dichiarando la propria difficoltà di comunicare tutto il suo amore:

Vorrei riuscire almeno una volta, una volta nella mia vita a dirle che è amata profondamente. Ma è difficile trovare il modo giusto per dirglielo, per farglielo capire. Non riesco a trovare parole che la convincano.

Eva, dopo essere venuta casualmente a conoscenza della morte del compagno della madre (Leonardo), decide di scriverle una lettera invitandola (dopo sette anni che le due non si incontrano) a casa sua. Si premura a specificare che troverà un pianoforte, sul quale potrà esercitarsi, che verrà riempita di attenzioni e che non sarà mai lasciata da sola.

Da queste affermazioni si può notare come Eva sia consapevole del fatto che la sua presenza non possa bastare da sola ad attirare l’incontro. Emerge cosi l’ossessivo interesse che la madre ha sempre avuto: la musica, l’unica autentica passione. 

Charlotte accetta l’invito della figlia, ma arriva prima di quanto concordato. Ed è proprio in questo contrattempo che emerge la sintesi della loro relazione: una madre che non c’è mai quando la si aspetta, arrivando troppo presto o troppo tardi.

Inconsciamente, al momento dell’invito, Eva è convinta che la madre sia affranta dal dolore a seguito della morte del compagno, sperando cosi di ritrovarla più debole e fragile. Silenziosamente la figlia desidera un rovesciamento dei ruoli.

Ma il primo incontro tra le due donne è scandito dai racconti di Charlotte, della morte di Leonardo: da queste prime battute emerge clamorosamente il suo narcisismo, ossia il suo bisogno di primeggiare mettendo in primo piano i suoi dolori, le sue vicissitudini. 

Charlotte ha costantemente bisogno di sentirsi diversa dalla figlia, la necessità della continua fuga da tutto ciò che ella stessa reputa triste, volgare, ovvio. Ed è questa la valutazione che ella fa di sua figlia e di Viktor.

Vi è inoltre in lei la necessità di distinguersi dalla seconda figlia tetraplegica (Helena), nascondendola in una casa di cura nel tentativo di rimuovere la presenza, negando la sua malattia. 

Durante questo primo incontro, non viene fatto cenno della morte del figlio di Eva (annegato a quattro anni). La donna, aveva informato la madre della terribile perdita con una lettera, ma Charlotte, adducendo a pretesto un impegno di lavoro non  si era recata a far visita alla figlia.

Il rapporto delle due donne è asimmetrico, è presente un’inferiorità della figlia rispetto la madre. Tale inferiorità viene ammessa da entrambe. La madre ha bisogno delle approvazioni della figlia, come se da queste ella potesse espiare le proprie terribili mancanze, il proprio fallimento emotivo e relazionale. Quando Charlotte si ritira nella sua stanza, ammette cosi le proprie emozioni: 

Ma cos’ho da sentirmi cosi? È come se avessi la febbre. E voglia di piangere.

Ma immediatamente ecco scattare l’annullamento delle stesse. Per lottare contro un forte senso di colpa la donna ricorre all’affermazione della propria femminilità (decide di mettersi per cena un vestito rosso, convinta di dare fastidio alla figlia) culminata poi nella fuga (decide di partire prima). 

L’unica strategia che la figlia ha a disposizione è la riproduzione della loro relazione frustrante: per ritrovare la madre è necessario sottoporsi ad un’umiliazione. Eva difatti se si rende incapace, può far primeggiare la madre riconoscendole un ruolo. Questo avviene quando Eva prova ad eseguire il preludio n.2 di Chopin al pianoforte. Charlotte non perde tempo nel sottolineare gli errori di esecuzione della figlia. Riproponendo lei stessa la corretta esecuzione umilia Eva, che al termine, semplicemente dice:

Ho capito.

La sua è la comprensione dell’impossibilità di superare la madre, poiché questa continuerà irrimediabilmente a primeggiare sulla figlia. Senza possibilità di alcun rovesciamento di ruoli.

Dott.ssa Marisol Falcone – Psicologa

Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

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