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SINFONIA D’AUTUNNO – SECONDA PARTE

Il cortocircuito

Charlotte oltre ad Eva, ha un’altra figlia, tetraplegica, Helena. Quando all’arrivo, Eva le comunica la sua presenza, la madre si mostra infastidita ed incapace di affrontare la situazione, se non  attraverso la menzogna e l’ipocrisia. Come sottolineerà più tardi Eva al marito:

È come se un grande spettro, un fantasma ti piombasse addosso quando apri la porta della tua stanza dei giochi, dopo avere dimenticato da molto tempo che quella era la porta dei giochi.

Quando informa la madre della presenza di Helena, Eva cerca di consolarla offrendole il suo conforto e spronandola ad affrontare la situazione: inconsciamente, però, la attira in una trappola emotiva. La madre non le avrebbe mai fatto visita se avesse saputo della presenza di Helena.

Eva mette cosi di fronte alla madre la sua colpa

L’hai abbandonata quando non aveva neanche un anno.

L’abbandono di Helena sottolinea il fallimento dell’empatia materna verso la figlia.

Helena, a differenza di Eva, è incapace di elaborare qualunque forma di comunicazione, essendo isolata nella propria disabilità.

La madre non può che rispecchiarsi nell’immagine della figlia disabile. L’handicap di Helena la rende incomprensibile agli altri, solo chi la ama e le sta vicino (come fa Eva) può comprendere il suo muto linguaggio. Di fronte alla figlia malata, Charlotte finge una felicità che non avverte.

Al contrario, Eva non fugge e cerca di elaborare il lutto derivato dalla perdita del figlio.  Si ostina a sentirlo ugualmente accanto a se. E con orgoglio, ostenta di fronte alla madre quasi come un rimprovero, il suo legame filiale che non si cancella neanche con la morte. È la paura a creare le barriere emotive. Eva sente il respiro del figlio e, nonostante l’inconsolabile dolore del marito, afferma la sua vitale presenza. Il suo è un sentimento che solo una madre può provare. Come se oltre al cordone ombelicale mai spezzato, esistesse un legame spirituale.

Ed è questa la denuncia di Eva a Charlotte: una madre che diventa rigida di fronte alle “richieste” di un figlio è incapace di regalare conforto e amore.  L’unica soluzione relazionale che la madre offre ad Eva è la fuga.

Eva è riuscita a mutare solo in parte tale prospettiva, senza riuscire a coinvolgere il marito Viktor. Ella infatti ammette la propria incapacità di amare, poiché il suo unico modello è quello del “non amore”. Dal canto suo la madre di Eva, Charlotte, non ha mai amato il proprio consorte e non ha fornito alla figlia un esempio alternativo di affetto e di cure. Ella, oltre ad abbandonare le figlie, è scappata dalla vita coniugale, ha tradito il marito. Naturalmente Eva trova il modo di rimproverare alla madre il tradimento coniugale cosi come la sua improvvisa fuga dalla famiglia.

Ammette di avere sofferto, a seguito delle continue partenza della madre, di avere difficoltà nell’essere consolata:

Il mio cuore si fermerà, ora morirò, il dolore è troppo forte, non sarò mai più felice. Sono solo passati cinque minuti, come farà a resistere per cinque mesi.

Il film continua ad esibire questi nodi emotivi che non si sciolgono.

Durante un sogno, Charlotte ha un incubo: la figlia Helena la tocca, la accarezza. Poi le stesse effusioni si trasformano in aggressione, assumendo la dimensione disperata del muto urlo della figlia disabile. Charlotte si sveglia urlando e scende nel salotto dove anche Eva è accorsa.  In questa occasione la madre e la figlia si confrontano, per la prima volta, sinceramente.

Durante la notte, Eva sembra subire una mutazione, dimostrando di non essere più quella bambina magra e brutta che la madre ha sempre visto. La sua bellezza, parola dopo parola, si evidenzia in modo più accecante. La madre, al contrario, perde progressivamente il proprio fascino, divenendo sempre più debole al confronto con la figlia.

Durante la conversazione Charlotte prende atto dei propri errori e guardando la figlia, ammette:

Tu mi odi. Perché non me l’hai mai detto?

Eva è tagliente nella sua addolorata, lucida risposta:

 Perché tu sei una che sfugge, che non ascolta mai. Perché sei emotivamente paralizzata e non te ne accorgi. Perché tu ci detesti a me e a Helena. Perché vivi senza freno solo di te stessa, della tua luce, gli altri intorno a te non esistono. Perché mi hai dato la vita. Perché ti amavo, nonostante tu mi giudicassi brutta, idiota e inutile. Perché sei riuscita ad annientare la mia voglia di vivere, come adesso io sto annientando la tua. Qualsiasi cosa sensibile, delicata tu la soffochi, qualsiasi cosa viva dentro di me, tu la uccidi. Il tuo odio è uguale al mio […] Una madre ed una figlia, che sconcertante combinazione di sentimenti, di confusione, di rovina. Tutto è possibile quando viene fatto in nome della tenerezza, dell’amore. Le ferite della madre le soffre la figlia, le delusioni della madre ricadono sulla figlia. L’infelicità della madre si trasmette alla figlia. È come se il cordone ombelicale non si fosse mai spezzato.

In tale denuncia c’è la sintesi del cortocircuito relazionale vissuto con tormento dalle due donne: un dolore tramandato di generazione in generazione. (Meccanismo definibile come Trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento.)

Dott.ssa Marisol Falcone – Psicologa

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